Abbazia di Nonantola - Museo Benedettino e Diocesano di Arte Sacra Tel. 059.549025 - info@abbazianonantola.it

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VISITA L’ABBAZIA

 

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MAPPA DELLA BASILICA AbbaziaLE di Nonantola

 

Legenda

1 - FACCIATA
2 - PORTALE CON LUNETTA DI WILIGELMO (SEC. XI-XII)
3 - NEL PRESBITERIO: ALTARE MAGGIORE CON LE RELIQUIE DI SAN SILESTRO, REALIZZATO DALLO SCULTORE SILLA DE’ LONGHI (SEC. XVI)
4 - FONTE BATTESIMALE (SEC. VIII - XII)
5 - STATUA DI SAN BERNARDO (SEC. XVII)
6 - CROCEFISSO LIGNEO (SEC. XV)
7 - AFFRESCO CON MADONNA ED ANGELI, AMBITO FERRARESE (SEC. XV)
8 - AFFRESCO CON CROCEFISSIONE, ANNUNCIAZIONE E SCHIERA DI SANTI, SCUOLA DEGLI ERRI (SEC. XV)
9 - NEL PRESBITERIO: ORGANO (1743)
10 - DIPINTO RAFFIGURANTE SANT’ANTONIO DA PADOVA IN ADORAZIONE DEL BAMBINO, COPIA DAL GUERCINO ATTRIBUITA A BENEDETTO GENNARI (SEC. XVII)
11 - DIPINTO RAFFIGURANTE MADONNA COL BAMBINO E SANTI SEBASTIANO E ROCCO, COPIA DAL GUERCINO (1794)
12 - DIPINTO RAFFIGURANTE MADONNA COL BAMBINO E SCHIERA DI SANTI, ATTRIBUITO A CARLO RIZZI (SEC. XVIII)
13 - ALTARE DELLA CRIPTA, CON RELIQUIE DI SANT’ANSELMO, PAPA ADRIANO III, SANTI SENESIO E TEOPOMPO, SANTE FOSCA ED ANSERIDE
14 - PARTE DELL’EX CHIOSTRO MONASTICO DEL XV SECOLO
15 - GIARDINO ABBAZIALE
16 - ABSIDI ROMANICHE

 

ESTERNI

Basilica abbazia nonantola

LA FACCIATA ED IL PORTALE

La facciata attuale è il risultato dei restauri effettuati a inizio Novecento, voluti dall’arcivescovo Natale Bruni e diretti da Don Ferdinando Manzini. Edificata nell’XI secolo, la facciata – e più in generale tutta la basilica – venne alterata alla fine del XVII secolo, durante l’abbaziato del cardinale Albani, assumendo un aspetto barocco.

Se osserviamo bene il colore delle pietre della facciata, riusciamo a scorgere alcune tracce improprie della chiesa barocca che con i restauri novecenteschi furono eliminate per riportare la chiesa all’architettura romanica, specialmente le due porte che davano accesso alle navate laterali e le finestre circolari che sostituirono la bifora.

La facciata si presenta a salienti, ma in età barocca era “a capanna”. Il protiro sporgente incornicia il portale con le sue formelle, traccia inconfutabilmente autentica – assieme alle absidi – dell’età romanica.

 

lunetta nonantolaLa lunetta, attribuita con certezza a Wiligelmo, ci mostra Dio in trono, in atto benedicente, affiancato da due angeli e circondato dalle tradizionali raffigurazioni iconografiche dei 4 Evangelisti.

Sotto alla lunetta, troviamo l’architrave: una spaccatura al centro è accompagnata da un’iscrizione latina:

“Le alte volte del tempio crollarono nel millecentodiciassettesimo anno dalla nascita del Redentore e quattro anni dopo si cominciò a ricostruirle”

Si fa qui riferimento ad un violento terremoto che nel 1117 sconvolse la Pianura Padana.

 45B2958Le formelle degli stipiti ci mostrano alcuni episodi scolpiti su pietra.

Questi sono di qualche decennio precedenti l’opera di Wiligelmo, essendo stati commissionati dall’abate Rodolfo I (1002-1032).

Stipite sinistro (dal basso verso l’alto): la fondazione dell’abbazia e i suoi primi secoli di storia

  • Telamone
  • I longobardi Astolfo ed Anselmo in vesti nobiliari
  • La formella della fondazione: il re Astolfo dona al cognato Anselmo la terra di Nonantola ed il primo nucleo di beni (rappresentati dalla zolla)
  • Anselmo, fattosi monaco, con la prima abbazia
  • Anselmo e i monaci chiedono al papa il corpo di San Silvestro
  • Il trasporto delle reliquie di Silvestro verso Nonantola
  • La sepoltura del corpo di Silvestro in abbazia
  • La morte di sant’Adriano III papa nei pressi degli attuali San Cesario sul Panaro/Spilamberto
  • I monaci traslano la salma di Adriano verso l’abbazia
  • La sepoltura di papa Adriano in abbazia
  • Sansone a cavallo di un leone: sopra e sotto, in latino, “de forte dulcedo / de comedente cibus” (Dal forte è uscito il dolce e dal divoratore è uscito il cibo). Si tratta del famoso indovinello di Sansone (Giudici XIV, 14). In allogoria ci indica che coloro che dominarono impossessandosi anche dei beni della chiesa – i longobardi – fornirono il cibo per i monaci – la donazione di Astolfo – e dallo stesso seno della dinastia dominante uscì la dolcezza del fondatore dell’abbazia

R Abbazia 30Stipite destro (dal basso verso l’alto): la Natività e l’Infanzia di Cristo

  • Telamone
  • Annunciazione
  • Visitazione
  • Madonna partoriente e primo bagno di Gesù Bambino
  • Presepe
  • Annuncio dell’angelo ai pastori e il gregge
  • Adorazione dei Magi
  • Presentazione di Gesù al tempio
  • L’angelo parla a Giuseppe per indurlo alla fuga in Egitto

 

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PER UN PERCORSO SPIRITUALE

Ciò che colpisce della facciata è il protiro con lo splendido portale. Il protiro poggia su due leoni stilofori, per mezzo di due appoggi, uno di forma circolare e l’altro di forma quadrata: questi simboleggiano le due nature di Cristo Signore, rispettivamente quella divina e quella umana. Il leone accovacciato è il Signore Risorto e la preda tra le sue zampe è la morte, che da lui è stata vinta. Inoltre il leone-Cristo è raffigurato come sostegno delle colonne: è il risorto che sostiene la sua Chiesa e l’intera vita dei credenti nello scorrere del tempo.
Il portale di ingresso alla basilica, ampio e solenne, è il segno dell’accoglienza della Chiesa: ogni pellegrino troverà qui ristoro per l’anima e per il corpo, sentendosi atteso e amato. «Io sono la porta: se uno entra attraverso di me sarà salvato; entrerà, uscirà e troverà pascolo» (Gv. 10,9). Chi varca il portale passa attraverso Cristo stesso, immergendosi nella sua persona, e quindi, dopo questo incontro, non si può rimanere gli stessi di prima. Attraverso la porta che è Cristo, i credenti hanno accesso al giardino della resurrezione, all’aula della liturgia e alla celebrazione della salvezza.
Nel portale sono raffigurati alcuni episodi biblici e i principali eventi che riguardano la storia del monastero nonantolano; la sua fondazione, l’arrivo delle reliquie dei santi principali, i suoi tesori di fede. I due stipiti contengono due inizi, uno speculare all’altro, in dialogo tra di loro. A sinistra troviamo gli episodi della fondazione e dei primi secoli di vita del cenobio, mentre a destra vi sono quelli della natività e dell’infanzia di Cristo. Se mirabili furono le vicende che diedero origine alla storia dell’Abbazia, tanto più mirabili furono gli esordi della venuta terrena del Signore, il cui compimento potremo comprendere solo dopo aver varcato la soglia d’ingresso, avviandoci all’interno. E’ un inizio che ci accompagna nella visita, dove gradualmente questi episodi verranno completati. In altre parole, c’è come una “anteprima” di ciò che si troverà all’interno.
La lunetta del portale, presentando il Cristo seduto sul trono, circondato dai simboli dei quattro evangelisti e da due angeli in adorazione, ci presenta subito in modo deciso il padrone di casa. Questa è la casa di Dio Padre, qui si viene per adorare il Signore e servire i fratelli, secondo gli insegnamenti del Vangelo. Chi entra si riconosce figlio, bisognoso della consolazione del Padre.

absidiLE ABSIDI ROMANICHE

Sul retro della basilica si possono ammirare le imponenti absidi, sublime esempio dell’architettura romanica, scandite da lesene, semicolonne, bifore, monofore ed archetti pensili.

Queste sembrano fuoriuscire da un verde prato ben curato, innalzarsi verso il cielo per collegarsi a Dio, ed assomigliano alla poppa di una nave che solca i secoli della storia, attraversando tempeste e momenti di quiete; offrono un senso di stabilità, maestosità, sicurezza, specialmente perché fondate salde sul messaggio di Cristo.

 

giardino autunno

IL GIARDINO DELL’EX CHIOSTRO MONASTICO

L’attuale giardino abbaziale è il luogo in cui nel medioevo era ospitato l’antico chiostro monastico. Oggi possiamo vedere quello che resta del chiostro addossato al fianco meridionale della basilica: una costruzione a due livelli, trecentesca nella parte inferiore, quattrocentesca in quella superiore. Oltre al chiostro, sorgevano qui gli orti, la zona del cimitero dei monaci (dietro alle absidi), ed alcune officine, ipotesi avvalorata anche dal recente ritrovamento di una fornace, emersa durante le campagne di scavi condotte dall’Università Cà Foscari di Venezia.

 

INTERNI

 

le navateLE NAVATE DELLA BASILICA

All’interno la basilica presenta la tipica struttura romanica a tre navate separate da due file di pilastri. Scesi alcuni gradini, ci si trova sul piano basso. In fondo, verso le imponenti absidi, si riconoscono subito i due livelli della chiesa, caratteristici delle basiliche di questo periodo: il presbiterio, a cui si accede attraverso la grande scalinata centrale o dalle due scale minori laterali, e la cripta, più in basso rispetto al piano d’ingresso.

PER UN PERCORSO SPIRITUALE

Spalancato il portale, il visitatore rimane senza fiato per l’impatto suggestivo creato dalla navata centrale: una chiesa tutta di mattoni, molto sobria ed essenziale nella sua grande semplicità. 
I possenti pilastri che dividono la navata centrale dalle laterali conducono lo sguardo verso il fondo della basilica e sono un invito ad incamminarsi, ad avvicinarsi verso l’altare maggiore, che rappresenta Cristo stesso, sul quale viene celebrato il sacramento dell’Eucarestia. Il ritmo cadenzato dei pilastri segna quasi un passo di danza ed un movimento avvolgente, che spinge a procedere ulteriormente fino ai gradini che conducono verso il presbiterio. 
La basilica ospita le reliquie delle sette perle nonantolane, i santi che qui sono venerati da secoli: il Patrono del paese, a cui è intitolata l’Abbazia, San Silvestro I Papa, il fondatore Sant’Anselmo, ed i santi Adriano III Papa, i martiri Senesio e Teopompo, le vergini Fosca ed Anseride. Nell’altare maggiore sono contenute le reliquie di san Silvestro I Papa, patrono della basilica e dell’Arcidiocesi, mentre gli altri sei santi sono venerati in cripta e le loro reliquie sono custodite nell’altare dell’abside centrale.

IL FONTE BATTESIMALE

Il fonte battesimale, alla sinistra del portale, di forma ottagonale, è frutto di un rifacimento di inizio Novecento. Murati nella struttura vi sono frammenti di un fregio romanico e una lapide che ricorda una sepoltura paleocristiana. All’interno il fonte battesimale è stato ricavato reimpiegando una fontana romana.

PER UN PERCORSO SPIRITUALE

Appena entrati dal portale, sulla sinistra c’è l’antico fonte battesimale: il primo dei sacramenti viene celebrato in una zona vicina al portale d’ingresso, essendo appunto il sacramento fontale, che dona la vita di Dio ed inserisce nel Corpo di Cristo e nella Chiesa.

Il fonte è di forma ottagonale. Il numero otto è un numero sacro nel cristianesimo: nell’arca, figura del battesimo e della Chiesa, si salvarono otto persone; otto sono le Beatitudini; soprattutto richiama l’ottavo giorno, cioè il giorno della Resurrezione, della nuova creazione operata da Dio nel Cristo. Ogni uomo, attraverso il battesimo, viene immerso nella Resurrezione di Cristo.

 

43IL PRESBITERIO

Il presbiterio è la zona in cui in origine stavano i celebranti. Oggi qui si celebrano i riti liturgici nel periodo caldo dell’anno, mentre in inverno si utilizza la cripta. Degni di nota sono l’altare, la cattedra dell’abate e il grande crocefisso nell’arco trionfale.

PER UN PERCORSO SPIRITUALE

Arrivati ai gradini che conducono al presbiterio lo sguardo si innalza verso il crocifisso che campeggia nell’arco trionfale; il Cristo ha gli occhi aperti, segno della sua vittoria sulla morte, ed è vestito con la dalmatica, la veste liturgica propria del diacono, segno di Cristo servo, che dona la sua vita per noi: «Il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10,45).

Nel presbiterio viene quotidianamente celebrata l’Eucarestia, mentre sulla sinistra si trova l’altare del Santissimo Sacramento.

altareL’ALTARE MAGGIORE E LA CATTEDRA DELL’ABATE

L’altare maggiore è dedicato al patrono di Nonantola e santo a cui l’abbazia è intitolata, san Silvestro I papa, e in esso riposano le sue spoglie. L’opera è dello scultore di Varese Jacopo Silla de Longhi, che vi lavorò tra il 1568 ed il 1572, su commissione dell’abate commendatario Guido Ferreri. Esso presenta otto lastre di marmo bianco che raffigurano episodi della vita di Silvestro.

- Iniziando da sinistra nel primo riquadro, diviso a sua volta in due parti, è ricordato uno dei primi momenti della vita di San Silvestro: la madre Giusta consegna il figlio al prete Cirino. In alto, il fanciullo Silvestro accoglie l’ospite Timoteo, futuro martire.

- Nel secondo riquadro vediamo San Silvestro imprigionato durante il martirio di San Timoteo e quindi condotto fuori dal carcere da un vescovo, fra le guardie e il popolo inginocchiati. In alto, nella stessa formella, è raffigurata la morte del prefetto romano Tarquinio, autore di feroci persecuzioni contro i cristiani.

- Nella terza formella sono rappresentate l’ordinazione sacerdotale di San Silvestro e la sua elezione al soglio pontificio.

- La quarta si collega alla tradizione secondo la quale a Costantino sarebbe stato consigliato di immergersi nel sangue degli innocenti per guarire dalla lebbra: vediamo sulla destra le donne in pianto che proteggono i fanciulli, mentre sulla sinistra avanza il carro dell’imperatore, tirato da cavalli. Nella parte alta è preparato un grande catino per il lavacro.

- Un altro episodio della vita di San Silvestro racconta che Costantino sarebbe stato esortato dagli Apostoli Pietro e Paolo a rivolgersi a Silvestro , ritiratosi sul monte Soratte in preghiera per le persecuzioni dei cristiani, e che Silvestro, incontratosi con Costantino, gli avrebbe mostrato le immagini dei due apostoli. Il quinto riquadro si rifà, appunto, a questi eventi.

- Il battesimo di Costantino da parte di Silvestro è raffigurato nel sesto riquadro: l’imperatore è immerso nelle acque battesimali, mentre lo sguardo dei presenti è rivolto al cielo dove Cristo appare in una luce sfolgorante.

- Alcuni eventi miracolosi riguardanti il santo sono ricordati nel settimo riquadro: egli ridà la vita a un toro davanti a Costantino, a Elena sua madre, chierici, ebrei e filosofi; ancora, lega le fauci ad un feroce drago, mentre i maghi Porfirio e Torquato vengono tramortiti dal suo alito malefico.

- L’ottavo ed ultimo riquadro è quello più strettamente legato al monastero nonantolano: accanto all’immagine di papa Silvestro che presenta una bolla all’imperatore Costantino, appare il profilo del paese di Nonantola, verso il quale vengono portate le spoglie del santo, la cui morte è raffigurata in basso a sinistra. 

Dietro l’altare maggiore si può vedere dietro l’altare il segno proprio di questa basilica, che è anche concattedrale dell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola: la cattedra episcopale, nel fondo dell’abside, posta in alto su alcuni gradini. Questa sede è usata solo dall’Arcivescovo Abate di Modena-Nonantola (o da un altro vescovo che eventualmente venga a celebrare in basilica).

cripta visitaLA CRIPTA

La cripta dell’abbazia è una delle più vaste delle chiese romaniche europee.

Da un punto di vista dell’architettura, essa, costruita nell’XI secolo, venne interrata ad inizio Quattrocento a causa di frequenti infiltrazioni d’acqua e riaperta solo con i restauri del 1913-17.

All’interno dell’altare della cripta sono venerate le reliquie di sei Santi: sono quelle di Anselmo, abate fondatore, Adriano III papa, Senesio e Teopompo martiri, Fosca ed Anseride vergini.

PER UN PERCORSO SPIRITUALE

La cripta è uno spazio che ci invita ad innalzare la mente alle cose di Dio, attraverso una sinfonia melodica di archi e di volte. Si rimane come incantati da questa “foresta di colonne”, molto esili, sormontate da capitelli, alcuni dei quali di epoca longobarda, che spingono ulteriormente al silenzio, al raccoglimento.

Pare quasi di sentire ancora l’eco del canto dei monaci che per secoli hanno lodato Dio in questo luogo.

Queste colonne, semplici ed eleganti, possono rappresentare le migliaia di monaci che hanno fatto di Nonantola un luogo di preghiera tra i più importanti al mondo. Le colonne sono 64, ognuna con un proprio capitello.

Qualcuno ha definito la cripta “un bosco di pietra” ed ha voluto vedere nella diversità dei capitelli la natura stessa degli uomini, ognuno dotato di un propria unicità. Simbolicamente, 64 colonnine potrebbero indicare la perfezione, essendo 64 il quadrato di 8, numero della perfezione. Una singolare casualità vuole che le colonne di questa cripta siano esattamente il doppio di quelle della cripta del duomo di Modena, dove se ne possono contare 32.

 

LE OPERE D’ARTE

 

monumento natale bruni
Monumento a Natale Bruni del Graziosi

Iniziando dalla navata alla nostra sinistra, dopo il fonte battesimale, entro una nicchia incorniciata da un arco gotico, si incontra il monumento commemorativo a Mons. Natale Bruni, eseguito nel 1917 dallo scultore Giuseppe Graziosi, che ricorda il restauro da lui promosso tra il 1913 ed il 1917.

 

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Statua di San Bernardo

Nei pressi della porta laterale di accesso alla cripta nella navata sinistra è collocata una statua in terracotta del XVI secolo raffigurante San Bernardo di Chiaravalle.

Il santo è raffigurato in piedi, vestito con i paramenti sacri e le insegne episcopali, mitra e pastorale. Opera di pregio, in origine riservata alla devozione dei monaci, ricorda il momento storico in cui i benedettini, dopo 762 di permanenza a Nonantola, furono sostituiti dai cistercensi nel 1514.

Le belle proporzioni, la spontaneità enfatica del gesto e l’accentuata morbidezza dell’intera composizione lasciano pensare che l’appartenenza dell’anonimo artista sia riconducibile all’ambito barocco della scuola plastica emiliana.

 

 
sant antonio
I dipinti della parete sud

Il primo dipinto che si incontra dando la spalle al portale e percorrendo la navata di destra è una tela raffigurante Sant’Antonio di Padova in adorazione di Gesù Bambino, copia di un dipinto del Guercino attribuita a Benedetto Gennari (1633-1715).

Proseguendo, si trova un secondo dipinto di pittore anonimo, datato inizi Settecento. Si possono riconoscere la Madonna col Bambini e Santi: da sinistra Agata, Francesco d’Assisi, Caterina d’Alessandria, Apollonia, Francesco di Paola.

 

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Il crocefisso ligneo

Il crocefisso, intagliato in legno, è del XV secolo.

La croce lignea è del XVII secolo.

Di grande espressione è il dolore che traspare dal volto sofferente di Cristo, che ha la testa reclinata su di un lato.

 

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Il grande affresco

Di notevole interesse è il grande affresco, datato XV secolo, attribuito alla scuola modenese degli Erri o al maestro della pala dei muratori.

Si compone di tre livelli: in alto, Crocefissione, al centro, Annunciazione, in basso, una teoria di santi dove possiamo riconoscere, da sinistra, Martino, Gregorio Magno, Giovanni evangelista, Giacomo, Silvestro, Antonio abate e Giorgio.

 

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L’organo

Nella navata destra, nel presbiterio, è collocato l’organo, opera di Domenico Traeri, datato 1743, ancora in piena efficienza ed utilizzato nelle celebrazioni solenni.

 

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