Abbazia di Nonantola - Museo Benedettino e Diocesano di Arte Sacra Tel. 059.549025 - info@abbazianonantola.it

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Il MUSEO BENEDETTINO E DIOCESANO D'ARTE SACRA

 

La sede

Il Museo è accolto negli spazi che un tempo ospitarono gli ambienti dell’antico complesso monastico, poi il Seminario abbaziale, fondato da San Carlo Borromeo durante il periodo in cui fu abate commendatario.

Voluto da Mons. Lino Pizzi ed inaugurato il 31 dicembre 1999 all’inizio del Grande Giubileo, costituisce una tappa centrale nella visita del complesso per potere scoprire opere d’arte straordinarie, la maggior parte delle quali databili al Medioevo, che ancora oggi mirabilmente testimoniano il fondamentale ruolo religioso, politico, sociale, economico e culturale giocato da questa abbazia, per lunghi secoli legata indissolubilmente ad imperatori e papi.
Due sono le parti attraverso cui si articola la visita: la prima è quella diocesana, che raccoglie diverse testimonianze storico-artistiche delle chiese dell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola. Può ospitare esposizioni tematiche, opere recentemente recuperate o provenienti da contesti in cui è difficile la loro salvaguardia, custodia e valorizzazione. La seconda è quella legata alla millenaria storia dell’Abbazia di Nonantola.

 

Mappa del Museo

museo pianta

LEGENDA

SALA 1: PARTE DIOCESANA
SALA 2: LE PERGAMENE DELL’ARCHIVIO ABBAZIALE
SALA 3: IL TESORO DELL’ABBAZIA DI NONANTOLA. GLI SCIAMITI BIZANTINI 
SALA 4: IL TESORO DELL’ABBAZIA DI NONANTOLA. LE STAUROTECHE ED I RELIQUIARI DEI SANTI NONANTOLANI
SALA 5: I CODICI DELLO SCRIPTORIUM MONASTICO
SALA 6: DIPINTI DELL’ABBAZIA
SALA 7: OPERE DALLE CHIESE DELLA DIOCESI


 

Il museo: le opere in esposizione



Sala 1: parte diocesana

La visita del museo comincia con significative opere d’arte di chiese dell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola. Alcune di queste sono giunte da diverse chiese ferite dal violento terremoto che scosse la pianura padana nel maggio 2012.

- Simone Cantarini, Madonna di Monserrato e Santi, 1637, olio su tela, dal santuario di Stuffione.
- Giuseppe Maria Crespi, Transito di San Giuseppe, XVIII secolo (1723 ante), olio su tela, dal santuario di Stuffione.
- Giovan Francesco Barbieri, detto il Guercino, La Madonna con Gesù Bambino appare a San Lorenzo, 1624, olio su tela, dalla chiesa del seminario di Finale Emilia.
- Giuseppe Maria Crespi, Adorazione dei Magi, 1730, olio su tela, dalla collegiata di Finale Emilia.
- Ignoto scultore emiliano, Busto di Cristo morto, metà del XV secolo, terracotta, dalla chiesa parrocchiale di San Felice sul Panaro.

Sala 2: le pergamene dell’Archivio Abbaziale

Il percorso prosegue conducendo il visitatore in un viaggio indietro nel tempo, agli albori del Medioevo europeo. Sono qui esposte alcune tra le più importanti pergamene dell’Archivio Abbaziale, scelte tra le oltre 4.500 che lo compongono. Esposte periodicamente a rotazione a motivo della delicata conservazione, ci fanno incontrare i più famosi imperatori, papi o personaggi storici legati alle vicende del monastero: tra questi possiamo ricordare Carlo Magno, Federico Barbarossa, Ottone I, Matilde di Canossa, papa Giulio II.

- 797, Aquisgrana (I.11), recante il monogramma di Carlo Magno.
Carlo, re dei Franchi e dei Longobardi, conferma ad Anselmo, abate di Nonantola, una donazione di beni a Vicenza e Verona fatta dal longobardo Adoin, aggiungendo altri beni nel bolognese.
- 801, territorio di Bologna (II.1bis).
Placito. Carlo Magno, definito “imperator”, giudica la causa portata dal vescovo di Bologna Vitale contro Anselmo, abate di Nonantola, riguardo la chiesa di Lizzano
- 837, Nonantola (II.22).
Lotario I imperatore, presente a Nonantola, concede in perpetuo che l’abate del monastero sia eletto liberamente dai monaci e tra di essi, secondo la Regola di San Benedetto
- 1058, Nonantola (VIII.11).
L’abate Gotescalco concede agli abitanti di Nonantola gli usi civici di pascolo e legnatico su una vasta proprietà dell’abbazia. Il documento, noto anche come Charta di Gotescalco, è l’atto di fondazione della Partecipanza Agraria di Nonantola, oggi ente morale autonomo.
- 1088, Nogara (VIII.43).
La contessa Matilde conferma ai monaci nonantolani il possesso del castello di Nogara, della chiesa di San Silvestro e dei beni ad essa annessi. Il documento porta la celebre firma sottoscritta dalla mano della stessa Matilde: “Matilda Dei gratia si quid est” (Matilde se è qualcosa, lo è per grazia di Dio).
- 1177 (IX.59 bis).
Federico I imperatore, detto il Barbarossa, conferma al monastero il possesso della chiesa di Valfabrica.

Sala 3: Il Tesoro dell'Abbazia di Nonantola. Gli sciamiti bizantini

Il percorso prosegue con la visita alle sale del Tesoro Abbaziale: un nucleo di preziosi manufatti di inestimabile valore religioso ed artistico, testimoni odierni di un tempo ormai lontano in cui la liturgia celebrata in basilica voleva quasi rendersi tangibile per svelare i misteri della fede. “La mente si innalza al Vero attraverso le cose materiali”, scriveva Sugero, abate del monastero di Saint Denis in Francia. Ecco allora che queste opere, che il visitatore oggi può vedere da vicino nella protezione del museo, un tempo – ed ancora oggi in alcuni momenti dell’anno liturgico – servivano per impreziosire la basilica ed essere utilizzati per le funzioni sacre. In un’epoca in cui il pellegrinaggio era legato alla salvezza dell’anima, i viandanti, sostando in questa abbazia per poi proseguire verso i luoghi princiapli della Cristianità (Terra Santa, Roma, Santiago di Compostela), potevano idealmente anticipare la meta del viaggio, entrando in contatto con reliquie fondamentali.

In questa sala sono esposti due sciamiti, rarissimi tessuti rinvenuti fortuitamente in abbazia nel 2002 durante la campagna di inventariazione dei beni culturali ecclesiastici. Di straordinaria bellezza, il loro arrivo è ascrivibile al periodo immediatamente successivo alla fondazione del monastero, quando gli abati Pietro ed Ansfrido furono ambasciatori per Carlo Magno presso Costantinopoli, venendone probabilmente omaggiati dallo stessi imperatore d’Oriente. Per lungo tempo utilizzati come corredo funebre di San Silvestro, sono stati conservati insieme alle sue reliquie e ad altri oggetti ora esposti in questa sala, insieme all’arca romana del santo, portata dagli stessi longobardi nel 756 dalle catacombe di Santa Priscilla lungo la Via Salaria.

- Parte laterale di casula, sciamito con aquile, Bisanzio, tardo VIII secolo - IX secolo.
- Frammento rettangolare, sciamito ricamato con leoni, cervi, leprotti, Egitto fatimita o vicino Oriente, IX-X secolo.
- Croce astile, dono dell’Abate di Morimondo, bottega veneta o lombarda, 1594 circa. Donata al monastero nonantolano da Angelico Fanti, abate dell’abbazia di Morimondo, presenta sulle braccia delle croce clipei contenenti le raffigurazioni dei sette santi dell’Abbazia di Nonantola.

Sala 4: Il Tesoro dell’Abbazia di Nonantola. Le stauroteche ed i reliquiari dei santi nonantolani

Il percorso giunge al cuore del museo e dell’intero complesso monastico. Sono qui esposte le tre stauroteche dell’insigne reliquia della Santa Croce ed i reliquiari dei santi nonantolani.

Stauroteca a croce latina
Provenienza: Bisanzio. Materiali: legno, lamina di argento dorato, cristalli, smalti cloisonnés su fondo d’oro. Datazione: stauroteca fine X secolo, teca esterna 1679.

Stauroteca a doppia traversa con Costantino ed Elena
Provenienza: Bisanzio. Materiali: legno, argento dorato. Datazione: fine XI - inizio XII secolo.

Stauroteca a croce greca
Provenienza: sconosciuta. Materiali: legno, argento dorato. Datazione: XIII - XVI secolo.

Cassettina reliquiario d’avorio
Provenienza: sconosciuta (Bisanzio o area renana). Materiali: legno, avorio. Datazione: fine XI - inizio XII secolo.

Reliquiario del braccio di San Silvestro
Provenienza: Bologna. Materiali: lamina d’argento, base in porfido egiziano. Datazione: 1372.

Cassetta reliquiario dei Santi Senesio e Teopompo
Provenienza: Sconosciuta. Materiali: legno, lamina d’argento parzialmente dorata. Datazione: fine XII – inizio XIII secolo.

Sala 5: I codici dello scriptorium monastico

Vere e proprie isole culturale, i monasteri benedettini furono luoghi di trasmissione del sapere facendosi fabbriche dei codici, i testi manoscritti in pergamena elaborati nel Medioevo dai monaci amanuensi e miniatori.
Oggi restano a Nonantola tre codici minati degli oltre 259 certamente prodotti dai monaci benedettini nel lavoro nello scriptorium monastico. Distruzioni, furti, doni di rappresentanza e trasferimenti voluti dagli stessi abati hanno fatto in modo che il patrimonio dell’antica biblioteca medievale sia oggi dispersa in vari centri culturali europei, specialmente Roma, presso la Biblioteca Nazionale e la Biblioteca Apostolica Vaticana.

I tre codici ancora qui custoditi sono preziosissimi:

EVANGELISTARIO DI MATILDE DI CANOSSA

Ultimo quarto dell’XI secolo (manoscritto) - XII secolo (legatura). Manoscritto pergamenaceo. Legatura: assi di legno, lamina d’argento sbalzata parzialmente dorata.

Il primo codice è l’Evangelistario di Matilde di Canossa (XI sec.), in minuscola carolina, contenente splendidi capilettera e dieci miniature raffiguranti gli episodi fondamentali dell’anno liturgico (Natale ed Annuncio dell’angelo ai pastori, Epifania, Presentazione al Tempio, Ultima Cena, Crocifissione, Deposizione dalla Croce, Mirofore al sepolcro ed annuncio dell’angelo, Gesù Risorto tra Adamo ed Eva ed il Buon Ladrone, Ascensione e Pentecoste). Di straordinaria bellezza sono i due piatti della coperta in argento dorato con Crocifissione e Dio benedicente in mandorla ed i simboli dei quattro evangelisti.

 
Acta Sanctorum

XI-XIII secolo (manoscritto) - XVIII secolo (legatura). Manoscritto pergamenaceo. Legatura: assi di legno, pelle marrone.

Il secondo codice è detto Acta Sanctorum (X-XII sec.) e contiene le vicende agiografiche relative alla venerazione di alcuni santi dell’Abbazia. Si tratta di un manoscritto composito, che unisce i testi relativi ai santi venerati a Nonantola: l'abate Anselmo, i papi Silvestro (con trascrizione della Donazione di Costantino) e Adriano III, i martiri Senesio e Teopompo (con passione e traslazione nonantolana).

 
Graduale o Cantatorio

Fine XI secolo. Manoscritto pergamenaceo. Legatura: assi di legno, lamina d’argento, avorio, paste vitree colorate, pietre dure.

Il terzo codice è musicale ed è chiamato Graduale o Cantatorio (XI secolo) e contiene una rara testimonianza della particolare tipologia di notazione neumatica elaborata in questo monastero. I due piatti esterni presentano due tavolette d’avorio lavorate. Da una parte vi è l’albero della vita, un tralcio con foglie, dall’altra papa Gregorio Magno che riceve le melodie ispirate da un angelo e le fa mettere per iscritto ad uno scriba (Gregorius docet ipsum quo replet angelus ipsum / Gregorius dat alumno flamine quod capit almo - Gregorio insegna ciò di cui l'angelo lo riempie / Gregorio dà all'alunno ciò che apprende dal soffio benefico). Si tratta di uno dei più antichi codici musicali.
Furono diversi i codici trascritti dai monaci in questo scriptorium: la maggior parte fu di argomento religioso, ma non mancano testimonianze di trascrizione dei testi degli autori della classicità greca e latina.

Sala 6: dipinti dell’abbazia

In questa sala si possono ammirare alcune opere pittoriche della chiesa abbaziale: da rilievo sono il polittico dell’altare maggiore dell’abbazia, opera di metà Quattrocento, l’Ascensione della scuola ferrarese di Cosmé Tura, e il San Carlo che battezza un neonato durante la peste di Milano di Ludovico Carracci.

- Michele di Matteo Lambertini, Polittico, metà XV secolo, olio su tavola.
Per secoli collocato in basilica sopra all’altare maggiore dedicato a San Silvestro, presenta quattrordici tavole lignee con figure su fondo oro. Nelle due maggiori al centro, in alto si può vedere una crocifissione ed in basso una Madonna in trono col Bambino. Partendo da sinistra in alto si possono riconoscere San Giovanni Battista, San Michele Arcangelo, San Pietro, San Paolo, Santa Lucia, Sant’Anselmo; in basso San Bernardo di Chiaravalle, San Martino, San Silvestro, Sant’Adriano III, San Benedetto, Santa Scolastica.
- Maestro dagli occhi spalancati (scuola ferrarese di Cosmé Tura), Ascensione, metà XV secolo, olio su tela.
- Ludovico Carracci, San Carlo Borromeo battezza un bambino durante la peste di Milano, inizio XVII secolo, olio su tela.
Il dipinto vuole sottolineare la venerazione alla figura del grande santo che fu abate commendatario dell’abbazia prima di diventare vescovo di Milano (1560-66). Strenuo sostenitore delle tesi del Concilio Tridentino, a Nonantola egli fondò il Seminario per la formazione dei futuri ecclesiastici, poi rimasto in funzione fino al 1972.

Sala 7: Opere dalle chiese diocesane

Sono qui temporaneamente esposte alcune opere provenienti da varie chiese della diocesi recentemente restaurate grazie ai fondi dell'8 per mille.

CONTATTI

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059 549025

Il museo dispone di proprie guide che possono accompagnare i visitatori attraverso abbazia e museo. Il servizio è su prenotazione. 

 

 

 


 

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