Abbazia di Nonantola - Museo Benedettino e Diocesano di Arte Sacra Tel. 059.549025 - info@abbazianonantola.it

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I PERSONAGGI ILLUSTRI

info cancres charlemagne1Carlo Magno ed i Carolingi

Il legame dell’abbazia con Carlo Magno ed i suoi successori è attestato nelle pergamene che ancora oggi sono conservate nell’Archivio Abbaziale. Tra i documenti più antichi, dopo alcuni che vogliono rifarsi all’età longobarda, vari sono quelli che documentano lo stretto legame che i monaci ebbero con Carlo e i Carolingi. Tre pergamene provengono dalle mani di Carlo stesso e furono accolte dalla mani del primo abate Anselmo. Il documento del 798 riporta il suo celebre monogramma mentre il placito dell’801 riporta la prima volta a mondo in cui Carlo si sottoscrisse con il titolo di “imperator” dove prima era sempre indicato come “rex francorum et langobardorum”: era stato incoronato, com’è noto, la notte di Natale dell’800.

E’ assai probabile che nell’800 i monaci dell’Abbazia abbiano accolto Carlo durante una tappa del suo viaggio verso Roma per essere incoronato imperatore: infatti, le abbazie sottoposte alla protezione del sovrano erano a tutti gli effetti nella sua disponibilità e uno dei diritti che egli poteva esercitarvi era quello di ricevere da esse vitto ed alloggio per sé e per il proprio seguito, ipotesi avvalorata anche dal fatto che nell’Abbazia di Nonantola si venerava il corpo di Silvestro, il papa dell’imperatore Costantino, e Carlo si servì della sua figura per presentarsi come alter Costantinus.

Alla concessione di ampi beni e diritti si unirono altri privilegi, non ultimo quello di eleggere autonomamente il proprio abate. L’abate Pietro, succeduto ad Anselmo, fu ambasciatore a Costantinopoli per Carlo Magno. Così il suo successore, Ansfrido, per Ludovico il Pio. Nell’837 il monastero ospitò l’imperatore Lotario, come testimoniato dallo splendido diploma di quell’anno che conserva ancora parte del sigillo imperale in cera, e nell’883 nel monastero ci fu l’incontro tra Carlo il Grosso e papa Marino.

Nel periodo carolingio, le abbazie – ed il caso nonantolano è significativo – diventarono uno strumento prezioso per la politica culturale di Carlo Magno,rivolta ad unire genti diverse - che parlavano lingue diverse e scrivevano con calligrafie differenti, che vivevano in luoghi distanti del suo impero - con gli stessi libri liturgici, gli stessi testi sacri e gli stessi canti religiosi. In un’epoca in cui pochi sapevano leggere e scrivere, fu necessario rivolgersi agli unici conoscitori di questi saperi, i monasteri, vere e proprie isole culturali che si trasformarono in fabbriche di codici.

Il nuovo bisogno di libri condusse alla diffusione di una nuova scrittura, che dal nome dell’imperatore fu detta “minuscola carolina”, introdotta per semplificare il lavoro di copia degli amanuensi e che costituì la base di ogni successiva corsiva minuscola.

Matilde di CanossaMatilde di Canossa e i suoi avi. Papa Gregorio VII.

Del periodo dei Canossa e specialmente di Matilde rimangono una ventina di pergamene nell’archivio abbaziale.
La contessa condusse una politica ambigua nei confronti dell’abbazia: dapprima, nel 1083, essendo il monastero filoimperiale, assediò il paese spogliandolo di beni insieme alla sua chiesa.
In un secondo tempo, invece, la contessa portò avanti una politica di vicinanza alla chiesa nonantolana, come testimoniato dalla serie di donazioni che Matilde fece al monastero, facendoci supporre che fosse avvenuta una riconciliazione rispetto alla frattura precedente.
Nel 1088 venne confermato dalla contessa il possesso della chiesa di San Silvestro di Nogara; altre concessioni furono fatte nel 1103, per risarcire del danno che la contessa aveva arrecato al monastero per la sottrazione del suo Tesoro.
Nel pieno della lotta per le investiture, papa Gregorio VII (1020/1025-1085), di ritorno da Canossa, si fermò nell’abbazia il giovedì santo dell’anno 1077 per celebrare la messa crismale.
Lo stesso pontefice concesse al monastero il nuovo abate, Damiano, attorno al 1086 e lo sollevò da alcune decime che i vescovi di Modena esigevano per amministrare il sacramento della cresima.

Pope Julius IICarlo BorromeoDue ABATI commendatari illustri: PAPA Giulio II e San Carlo Borromeo

Dalla metà del Quattrocento il monastero venne costituito in commenda. Abati commendatari furono quasi sempre personaggi di primissimo piano della Curia Romana. I più celebri furono i cardinali Giuliano della Rovere, poi papa Giulio II, e San Carlo Borromeo.

Giuliano della Rovere resse l’abbazia dal 1485 al 1503, quando fu eletto al soglio pontificio col nome di Giulio II. Fu uno dei pontefici più celebri del Rinascimento. Del suo governo dell’abbazia rimangono oggi tracce nelle sale dell’archivio: in una troviamo una lunetta con un affresco raffigurante il suo stemma, in un’altra il medesimo stemma realizzato su terracotta dipinta.

Carlo Borromeo fu abate commendatario dal 1560 al 1566, nel 1563 divenne vescovo di Milano.

Pastore colto e amorevole, San Carlo dimostrò un infaticabile zelo apostolico e grande attenzione verso i poveri e gli emarginati. Strenuo sostenitore del rinnovamento religioso sancito dal Concilio di Trento (1545-1563), fondò seminari, edificò ospedali e ospizi, riorganizzò parrocchie e vicariati, promuovendo iniziative per la formazione del clero e l’istruzione del popolo. Il seminario nonantolano, poi illustre nei secoli, fu fondato da lui con parte dei beni della sua famiglia.

Durante la peste di Milano (1576) si prodigò per assistere i malati. Morì a soli 46 anni, stremato dalle fatiche e dalla febbre.

Il culto per San Carlo Borromeo è molto diffuso in tutta Italia, di conseguenza anche la sua rappresentazione nelle opere d’arte vanta numerosi esemplari: a Nonantola lo vediamo raffigurato in vari dipinti, tra cui nella celebre pala di Ludovico Carracci esposta nel museo.

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