Abbazia di Nonantola - Museo Benedettino e Diocesano di Arte Sacra Tel. 059.549025 - info@abbazianonantola.it

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Dentro ai codici

DENTRO AI CODICI. UN VIAGGIO INTERATTIVO TRA LE PAGINE MINIATE E LE PERGAMENE DELL’ARCHIVIO ABBAZIALE

(di Jacopo Ferrari)

Sabato 24 febbraio alle ore 16 presso la Sala Verde del Palazzo Abbaziale di Nonantola sarà presentato il progetto “Dentro ai codici. Un viaggio interattivo tra le pagine miniate e le pergamene dell’Archivio Abbaziale”. Dopo i saluti istituzionali, interverranno il can. Riccardo Fangarezzi, la dott.ssa Giovanna Caselgrandi e il responsabile del progetto Marco Stucchi. Seguirà la visita al museo dove è stato installato il dispositivo.

Contemporaneamente si terrà un laboratorio gratuito di decoro di un capolettera miniato per i bambini dai 7 agli 11 anni. Si consiglia la prenotazione (059 549025 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) in quanto i posti sono limitati.

L’iniziativa si colloca all’interno delle iniziative “Abbazia di Nonantola 2018. Oltre il sisma” pensate come approfondimenti per portare l’attenzione sulla prossima riapertura della basilica abbaziale dopo il lungo restauro.

 

Il progetto di Nonantola

(di Marco Stucchi)

Le proposte culturali oggi non possono rinunciare ad una efficace comunicazione che utilizza i media digitali e gli strumenti più innovativi. La tecnologia è messa al servizio del patrimonio culturale per creare nuove esperienze di apprendimento, offrire nuovi spunti di riflessione, fornire nuove forme di interpretazione. L’obbiettivo è quello di fornire una chiave di lettura innovativa, non convenzionale, ma al tempo stesso sempre ancorata su solide basi scientifiche.

Gli strumenti multimediali applicati al patrimonio culturale permettono di spaziare tra le molteplici discipline per raccontare il patrimonio archivistico custodito nell’Abbazia; il touch screen installato presso il Museo Diocesano di Nonantola è uno strumento innovativo dell’uomo moderno al servizio dell’uomo del passato che meglio ci aiuta a comprendere la nostra storia partendo dallo studio, dall’indagine e dalla conoscenza della storia passata.

Le innovazioni del sapere tecnologico e i loro effetti sulla proposta e sull’organizzazione della cultura diventeranno sempre più rapide ed incisive. È una grande opportunità da cogliere, che deve essere opportunamente pianificata e gestita per offrire al visitatore una proposta culturale del tutto innovativa e appagante. Il Museo Diocesano ha intrapreso questo percorso digitale per accrescere la propria visibilità ed aprirsi sempre di più ai visitatori e studiosi.

 

I tre codici nonantolani salvati dalla dispersione

(di Giovanna Caselgrandi)

I tre codici esposti nelle sale del Tesoro Abbaziale nel Museo Diocesano costituiscono quanto rimane in loco del patrimonio dell’antica Biblioteca Abbaziale. Costituitasi già ai tempi della fondazione per volere di Sant’Anselmo, ha continuato ad arricchirsi mediante libri prodotti dallo scriptorium del monastero, oppure grazie ad acquisizioni provenienti dall’esterno. In epoca medievale i codici godevano di una altissima considerazione: essi erano visti come strumenti di sapere, avevano un reale valore economico, dato dalla rarità e dalla preziosità dei materiali di cui erano fatti, ed il lavoro impiegato per la loro realizzazione era considerato importante come la preghiera. Per questi motivi spesso essi erano oggetto di scambi.

Inoltre, in virtù della loro agevole trasportabilità, i libri erano i veicoli privilegiati per la diffusione di nozioni, idee ed immagini dando vita, in tale modo, ad un vivace scambio artistico e culturale nel passaggio da un centro monastico all’altro. Ovviamente le sorti dei volumi, ed anche delle biblioteche create per conservarli, erano intimamente connesse a quelle del cenobio di appartenenza, così che essi potevano rimanere ben custoditi nei momenti di stabilità e di ricchezza, mentre potevano essere dispersi o venire depredati nei momenti di crisi: un patrimonio librario ben conservato era un chiaro segno di potenza e di continuità nella vita di una comunità monastica.

Purtroppo l’antica biblioteca nonantolana, che aveva raggiunto oltre duecentocinquanta volumi, non esiste più, mentre esistono molti degli antichi codici che la componevano e che hanno ora diverse collocazioni (la maggior parte si trova a Roma presso la Biblioteca Apostolica Vaticana e Biblioteca Nazionale Centrale).

Oggi a Nonantola rimangono tre codici: sono l’Evangelistario di Matilde di Canossa (sec. XI-XII), L’Acta Sanctorum (sec. XI-XIII) e il Graduale o Cantatorio (sec. XI-XII). La salvezza dalla dispersione di questi tre soli codici dipende dal fatto di essere stati considerati vere “reliquie” o in quanto ritenuti posseduti da un Santo della comunità religiosa o in virtù della loro intrinseca preziosità. In conseguenza di ciò, essi sono stati conservati non in Biblioteca, come i rimanenti volumi, bensì tra i beni di Sagrestia come parte del Tesoro, secondo quanto attestato dagli antichi Inventari abbaziali ancora oggi conservati. 

La loro importanza è dunque altissima per diversi fattori. In primo luogo, la loro varietà esornativa e di materiali che li compongono mostrano la grande ricchezza ed il prestigio di cui godette l’Abbazia nei secoli centrali del Medioevo. L’ornamentazione miniata ed i caratteri della scrittura, inoltre, fungono da elemento di paragone per potere individuare gli altri codici qui prodotti e poi dispersi. Quanto al contenuto, la presenza di un testo musicale attesta la complessità della liturgia, mentre le narrazioni agiografiche mostrano l’importanza del culto dei Santi locali per la vita del monastero. Ogni codice costituisce, pertanto, un’attestazione di inestimabile valore al fine di comprendere la vivacità intellettuale, la profondità di fede e l’amore per il sapere e per l’arte che ha caratterizzato, in generale, il Medioevo occidentale e, in particolare, il Medioevo a Nonantola.

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